«Il medico l'ha chiamato sperone. Io lo chiamavo il chiodo — e per due anni ho camminato storto per non sentirlo.»
La radiografia mostrava una punta d'osso sotto il tallone. Nessuno mi ha detto la cosa più utile: non serve toglierla, serve smettere di appoggiarci sopra.

«Non era un dolore diffuso. Era un punto. Sempre lo stesso punto, a ogni passo.» — Franco, 66 anni
Ho lavorato trent'anni in un'officina, sempre in piedi sul cemento. Poi sono andato in pensione, ho preso qualche chilo, e ho iniziato a camminare tutte le mattine per rimettermi in forma.
Dopo tre settimane ho dovuto smettere.
Non era la fatica. Era un punto preciso sotto il tallone destro. Come se avessi un chiodo nella scarpa e non riuscissi a trovarlo.
Ho cambiato scarpe due volte. Ho comprato i calzini imbottiti. Ho guardato dentro la scarpa venti volte, convinto che ci fosse un sassolino.
Poi ho fatto la radiografia.

«C'era davvero una punta. Solo che non era nella scarpa: era nel mio tallone.»
Sperone calcaneare. Una piccola escrescenza ossea sotto il calcagno, dove il tessuto tira sull'osso da troppo tempo.
Il medico è stato onesto: si può gestire il dolore, ma quella punta non se ne va da sola. Le opzioni erano antinfiammatori, eventualmente infiltrazioni, e nei casi peggiori l'intervento.
E poi la frase che sento ancora: «per il resto, si convive.»
Sono tornato a casa e per due anni ho fatto una cosa che non avevo deciso: ho iniziato ad appoggiare male. Mettevo il peso sull'esterno del piede per evitare quel punto. Camminavo storto senza accorgermene.
Dopo un anno mi faceva male anche il ginocchio dall'altra parte.
Non si toglie la punta. Si toglie il carico dalla punta.
La cosa che ho capito tardi è semplice, e nessuno me l'aveva messa così.
Lo sperone non fa male perché esiste. Fa male perché ci appoggi sopra tutto il peso del corpo, migliaia di volte al giorno, su un'area di pochi centimetri quadrati.
Quando il tallone appoggia su una superficie piatta, il carico si concentra proprio lì, nel punto peggiore.
Ci sono due modi per cambiare le cose, e servono tutti e due insieme:
- Sostenere l'arco, così che una parte del peso venga ripartita su tutta la pianta invece di finire tutta sul tallone.
- Ammortizzare e stabilizzare il tallone stesso, così che il punto d'appoggio sia scaricato e il piede non scivoli.

Con il sostegno dell'arco, il carico si ripartisce sulla pianta invece di concentrarsi sul tallone.
«Lo sperone c'è ancora. Semplicemente non ci scarico più sopra tutto il peso.»
Perché i cuscinetti da farmacia non mi hanno risolto niente
Prima di arrivare qui ho comprato tre volte i talloncini in silicone della farmacia. Quelli a ciambella, con il buco al centro.
L'idea sembra giusta: metto il vuoto sotto il punto che fa male.
Ma nel momento in cui ci sali sopra con ottanta o novanta chili, il silicone si schiaccia e il buco si chiude. Dopo dieci passi appoggi di nuovo esattamente come prima, solo un centimetro più in alto.
E soprattutto: un talloncino non sostiene l'arco. Quindi tutto il peso continua a scaricarsi sul tallone, che è precisamente il problema.

La coppa del tallone e il cuscinetto in gel
Quello che mi ha convinto a provare ArcoFlex è stato girarla e guardare com'è fatta sotto.
Il tallone non appoggia su una superficie piatta: entra dentro una coppa profonda, che lo tiene fermo e centrato e impedisce al piede di scivolare lateralmente.
Dentro la coppa, esattamente sotto il punto d'appoggio del calcagno, c'è un cuscinetto in gel incassato a filo — non sporge, non fa gradino.
E davanti, sotto l'arco, c'è il guscio rigido che ripartisce il carico su tutta la pianta invece di lasciarlo cadere tutto dietro.


Quello che non fanno
Lo dico chiaramente, perché a me piacerebbe che qualcuno me l'avesse detto due anni fa.
Queste solette non tolgono lo sperone. Nessuna soletta lo fa. La punta d'osso c'è ancora, e se rifacessi la radiografia domani si vedrebbe uguale.
Quello che è cambiato è come ci appoggio sopra.
I primi giorni ho sentito una pressione strana sotto l'arco — normale, il piede non era abituato. Poi è passata.
La differenza l'ho notata sulle distanze. Prima mi fermavo dopo dieci minuti. Adesso faccio il giro completo del parco. Non tutti i giorni sono uguali, e dopo una camminata lunga la sera lo sento ancora.
Ma ho smesso di camminare storto. E il ginocchio dall'altra parte ha smesso di lamentarsi.

«Non mi hanno tolto il chiodo. Mi hanno tolto il peso da sopra.»

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Cosa dicono in Italia
«Ho meno dolore sulle lunghe passeggiate. Speravo, ma non ci contavo. Così è stato.»
«Non mi aspetto miracoli, solo una graduale riduzione del fastidio.»
Domande frequenti
Fanno sparire lo sperone?
No, e diffidate di chi lo promette. Lo sperone è un'escrescenza ossea. Quello che cambia è la distribuzione del carico: la coppa del tallone e il guscio dell'arco scaricano il punto d'appoggio.
Sono meglio dei talloncini in silicone?
Sono un'altra cosa. Un talloncino agisce solo sotto il tallone e si schiaccia sotto il peso. Qui la coppa è rigida e l'arco è sostenuto, quindi una parte del carico non arriva nemmeno al tallone.
Vanno bene se ho preso qualche chilo?
Il guscio regge oltre cento chili senza schiacciarsi.
E se non fanno per me?
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